sabato 5 settembre 2026 Valentina Ruzza
l direttore sportivo biancorosso fa il punto dopo la chiusura delle trattative e difende le scelte della società: «Abbiamo centrato gli obiettivi che avevamo in testa». I nuovi arrivati si presentano: il portiere sceglie la B e il Menti per crescere, Merkaj promette «voglia di vincere e cattiveria».
Il mercato ha chiuso le porte, adesso resta il campo. Ed è proprio lì che il Vicenza dovrà trasformare strategie, trattative e ultime ore frenetiche in punti, identità e continuità. Giorgio Zamuner mette ordine nel dopo-mercato biancorosso, racconta il lavoro svolto insieme alla proprietà e fissa senza giri di parole la prima linea del traguardo: salvezza.
«Le linee guida le dà la società e noi dobbiamo assecondarle, cercando di fare il meglio con le risorse a disposizione», spiega il direttore sportivo. Un mercato che Zamuner definisce «assolutamente condiviso», arrivato al termine di un’estate meno dinamica rispetto alle precedenti. Non soltanto a Vicenza: «È stato un mercato molto più lento per praticamente tutte le squadre».
Il giudizio finale, però, è positivo. Il Vicenza ritiene di avere completato il mosaico immaginato nei mesi scorsi, sfruttando anche alcune opportunità nate in corsa dopo le uscite dall’organico. «Siamo riusciti a centrare gli obiettivi che avevamo in testa. Due ragazzi sono usciti e questo ci ha permesso di fare altri due ingressi».
La vicenda più lunga porta inevitabilmente al nome di Silvio Merkaj. Un’operazione nata molto prima dell’ultimo giorno di mercato e diventata possibile soltanto sul rettilineo finale. «L’idea di prendere Silvio era nata già a giugno. Poi, un po’ per loro, un po’ per noi e un po’ per le dinamiche del mercato, non c’era stato modo di chiudere». Alla fine la porta si è riaperta, e il Vicenza è riuscito ad attraversarla praticamente al gong.
Un dettaglio che permette a Zamuner di chiarire anche la posizione della proprietà. Il direttore sottolinea infatti «la disponibilità da parte della società di farci fare quello che avevamo in testa», spiegando che l’arrivo dell’attaccante sarebbe probabilmente diventato possibile anche indipendentemente da alcune operazioni in uscita. Un segnale, nelle parole del diesse, di una strategia condivisa fino all’ultimo.
Poi c’è la realtà della Serie B. Ed è qui che Zamuner abbassa immediatamente i toni, scegliendo la prudenza anziché gli slogan. Il Vicenza è una neopromossa e per il direttore sportivo il primo obiettivo non può essere altro che consolidare la categoria.
«Dobbiamo stare con i piedi per terra e lavorare per raggiungere la salvezza, che è l’obiettivo primario». Poi, una volta costruita una base sicura, sarà eventualmente il campionato a suggerire nuovi orizzonti. «Tolte le cinque squadre che sulla carta consideriamo fuori categoria, la salvezza è l’obiettivo di tante. Cerchiamo di raggiungerla il prima possibile e poi vediamo cosa dirà il campo».
Parole che raccontano il tentativo di mantenere equilibrio attorno a una piazza che, per storia, pubblico e aspettative, tende naturalmente a guardare più in alto. Nessuna promessa, quindi. Piuttosto un messaggio preciso: crescere senza perdere il contatto con la realtà.
Anche il confronto con Fabio Gallo restituisce l’immagine di un mercato costruito attorno alle esigenze tecniche dell’allenatore. «Il mister è sempre stato abbastanza tranquillo. Prima del mercato gli allenatori indicano i giocatori che vorrebbero allenare nei ruoli nei quali pensano di migliorare. Credo che tutto quello che potevamo prendere e che anche lui aveva indicato sia arrivato». Una sintonia che adesso dovrà trasferirsi sul rettangolo verde.
E mentre Zamuner traccia la linea societaria, i nuovi arrivati raccontano perché hanno scelto Vicenza.
Elia Tantalocchi non nasconde l’entusiasmo. «Appena ho sentito che poteva esserci il Vicenza ho detto subito di sì, perché ero convinto del progetto e della fiducia del direttore». Il salto dalla Serie C alla B arriva dopo due stagioni nelle quali il giovane portiere ha accumulato esperienza e minuti. E poco importa se inizialmente il nuovo ruolo potrebbe prevedere una gerarchia diversa: «Puntavamo a fare questo salto e ci siamo riusciti. Sicuramente Vicenza è la piazza migliore per farlo».
Tantalocchi si descrive come un portiere di personalità ed esplosività, consapevole di avere ancora margini di crescita, soprattutto nel gioco con i piedi. L’impatto con lo spogliatoio è stato immediato. «Sono qui da una settimana ma sembra di essere qui da due mesi. Mi hanno accolto come uno di loro fin da subito». Anche la scelta del numero 68 ha una motivazione personale: rappresenta l’anno di nascita dei genitori. Quanto alle ambizioni, nessuna paura di dichiararle: «Voglio arrivare più in alto possibile».
Se Tantalocchi porta prospettiva e concorrenza tra i pali, Merkaj arriva con una parola che ritorna più volte nel suo vocabolario: fame.
La trattativa è stata lunga, ma per l’attaccante il punto d’arrivo ripaga l’attesa. «Meglio tardi che mai». Vicenza rappresenta un passaggio importante nella sua carriera, un’occasione per consolidarsi a un livello superiore e continuare a migliorare. E sulla scelta non sembra aver avuto esitazioni: «La cosa migliore per me e per il mio futuro è Vicenza, perché hanno dimostrato veramente di volermi e di credere nelle mie potenzialità».
Poi il manifesto personale: «Porto voglia di migliorare, voglia di vincere, fame e cattiveria». Parole semplici, quasi da spogliatoio, ma perfettamente compatibili con ciò che il pubblico del Menti pretende da chi indossa il biancorosso.
Merkaj conosce già le idee di Gallo e ritiene che possano esaltare le sue caratteristiche. «Conosco benissimo il gioco del mister, penso che si adegui molto bene alle mie qualità». Il primo banco di prova sarà l’Entella, avversaria ferita da due sconfitte e quindi, nelle sue parole, ancora più insidiosa.
Il nuovo Vicenza riparte dunque da qui: dalla prudenza di Zamuner, dall’ambizione di Tantalocchi e dalla fame di Merkaj. Tre registri differenti dentro lo stesso progetto. Il mercato ha consegnato a Gallo la rosa. Adesso finiscono le parole e comincia la parte che conta davvero.
La Serie B dirà quanto vale questo Vicenza. E soprattutto quanto velocemente una neopromossa riuscirà a smettere di sentirsi tale.