Cronaca

Vicenza: incendi dolosi al locale per truffare l'assicurazione, 5 persone arrestate

martedì 30 giugno 2026 Martino Montagna

Fiamme, truffa e trasferta criminale: cinque arresti per gli incendi dolosi al bar-tabaccheria di via Girotto”

All’alba di oggi, su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Vicenza, è scattata un’operazione congiunta della Squadra Mobile della Questura di Vicenza, coordinata dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, che ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari in carcere. Le accuse sono pesantissime: incendio aggravato e continuato (artt. 423 e 425 c.p.), violazione di sigilli (art. 349 c.p.) e fraudolento danneggiamento di beni assicurati (art. 642 c.p.).

L’inchiesta nasce da un primo rogo divampato nelle prime ore del 26 marzo 2025 all’interno di un bar-tabaccheria situato al piano terra di un condominio in via Girotto a Vicenza, di proprietà di F. F. e gestito da C. F. Gli agenti intervenuti immediatamente sul posto, prima ancora dei Vigili del Fuoco, avevano già rilevato un elemento inquietante: nessun segno di effrazione agli accessi, circostanza che fin da subito ha indirizzato gli investigatori verso la pista dolosa.

La vicenda si è poi aggravata nei mesi successivi. L’11 novembre 2025 il proprietario denunciava una nuova intrusione abusiva nei locali, nonostante l’immobile fosse sottoposto a sequestro probatorio e già gravato da sigilli dell’autorità giudiziaria. E ancora, nella notte tra il 27 e il 28 gennaio 2026, lo stesso esercizio veniva nuovamente colpito da un incendio, alimentando ulteriori sospetti su una regia occulta dietro una sequenza di eventi tutt’altro che casuali.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti attraverso indagini complesse e articolate, entrambi gli episodi incendiari sarebbero stati di natura dolosa e riconducibili a un disegno preciso: da un lato la volontà di ottenere indebiti indennizzi assicurativi, dall’altro quella di ostacolare gli accertamenti giudiziari e cancellare ogni traccia del primo incendio. Al centro dell’ipotesi accusatoria figurano C. F., indicato come gestore di fatto dell’attività, e F. F., nipote e intestataria formale, che avrebbero organizzato e diretto l’azione avvalendosi di esecutori materiali provenienti dalla Calabria.

Gli esecutori individuati in S. F., S. D. e F. G. sarebbero stati responsabili materialmente degli incendi e delle violazioni dei sigilli. Le indagini tecniche sui tabulati telefonici e sulle celle di aggancio hanno consentito di collocarli con precisione a Vicenza in coincidenza temporale con i due roghi, evidenziando al contempo spostamenti coerenti con una vera e propria “trasferta criminale” dal Reggino verso il Nord Italia e ritorno immediato dopo i fatti.

Particolarmente significativo il quadro ricostruito per il primo episodio: i tre sarebbero partiti il giorno precedente dall’aeroporto di Lamezia Terme, con arrivo a Milano Malpensa alle 23:15, per poi raggiungere Vicenza in piena notte tra le 3:30 e le 3:45 del 26 marzo. Subito dopo l’incendio, il gruppo avrebbe lasciato nuovamente la città, facendo rientro a Malpensa intorno alle 7:00 e rientrando rapidamente in Calabria. Modalità analoghe sarebbero emerse anche per il secondo incendio del gennaio 2026, con tracciamenti telefonici compatibili con un arrivo in zona poco prima dell’azione e un immediato rientro nella regione d’origine.

Gli investigatori hanno inoltre rilevato collegamenti tra gli esecutori e C. F., anche attraverso la comune provenienza territoriale, rafforzando l’ipotesi di una rete organizzata. Nel corso dell’operazione odierna sono state eseguite perquisizioni nelle abitazioni degli indagati e in alcuni locali commerciali formalmente intestati a terzi ma ritenuti, secondo l’accusa, riconducibili a C. F., tra Vicenza e la provincia di Reggio Calabria.

Un impianto accusatorio che delinea, secondo gli inquirenti, un quadro grave e strutturato: incendi ripetuti, sigilli violati, spostamenti pianificati e un possibile obiettivo finale di frode assicurativa attraverso la distruzione dolosa del locale. Le indagini restano ora al vaglio dell’autorità giudiziaria per la verifica definitiva delle responsabilità.

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