domenica 27 settembre 2026 Valentina Ruzza
Ci sono serate in cui la musica smette di essere soltanto musica e diventa racconto, appartenenza, memoria condivisa. È accaduto sabato 26 settembre nel cuore di Vicenza, dove Piazza dei Signori ha accolto la quinta edizione di “Ti dono una canzone – Artisti uniti per il Volontariato Vicentino”, uno dei momenti più partecipati di Azioni Solidali Vicentine 2026, il Festival del Volontariato promosso dal Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Vicenza. Una piazza gremita e partecipe, un pubblico attento, capace non soltanto di seguire la musica ma di raccogliere il messaggio che, esibizione dopo esibizione, ha attraversato l’intera serata: territorio, coraggio, cura, rispetto e tenacia.
Parole che non sono rimaste affidate soltanto al palco. Il pubblico le ha riconosciute, applaudite, vissute. Ed è probabilmente questa la fotografia più bella dell’evento: vedere uno dei luoghi simbolo della città riempirsi attorno a un progetto che parla di volontariato e solidarietà senza trasformarli in concetti astratti, ma facendoli passare attraverso le storie, le voci e le sensibilità degli artisti.
Sul palco si sono alternati Blonde Brothers, Corally, Emma Andalò, Giada Rossi e Chanel Dilecta, Recitar Cantando – Associazione Musicale Zinovjeva, Illaria Ethno e Solomiia Sereda, Luca Bassanese, Roberto Balbo e Marco Battaglia, Thierry Di Vietri e Tobia Lanaro. Artisti differenti per stile, età, sensibilità e percorso, ma accomunati dal legame con il CSV di Vicenza e con il mondo del volontariato vicentino. Ed è stata proprio questa pluralità a rappresentare uno dei punti di forza della serata: linguaggi diversi, esperienze diverse, ma la stessa volontà di raccontare cosa significhi essere parte di una comunità e scegliere di esserci.
Tra i momenti più vivaci e “pizzicanti” della serata, quello firmato da Luca Bassanese, che con “Poenta e baccalà” ha portato in Piazza dei Signori tutta l’ironia, la musicalità e l’identità popolare di un Veneto raccontato senza cartoline. Un brano capace di strappare sorrisi e partecipazione, ma che dietro la leggerezza conserva un legame forte con le radici e con il territorio. Bassanese tornerà protagonista a Vicenza il prossimo 18 ottobre al Teatro Astra, dove presenterà il nuovo progetto legato all’album TÈRA, de mare, de laghi e de monti, ulteriore tappa di un percorso artistico nel quale musica, memoria, lingua e cultura popolare continuano a dialogare.
E proprio il territorio è stato uno dei grandi protagonisti della serata. Non soltanto territorio come luogo geografico, ma come insieme di persone e relazioni. Si è parlato di coraggio, quello necessario per scegliere di mettersi al servizio degli altri; di cura, che spesso passa attraverso gesti piccoli e silenziosi; di rispetto, indispensabile per riconoscere l’altro; di tenacia, quella richiesta quotidianamente a chi opera nel volontariato senza cercare visibilità o riconoscimenti.
La risposta di Piazza dei Signori ha dato ancora più forza a queste parole. La gente è rimasta, ha ascoltato, applaudito, cantato. E quando una manifestazione costruita attorno al mondo del volontariato riesce a coinvolgere una piazza in questo modo, il risultato supera la dimensione dello spettacolo e diventa partecipazione.
Poi il finale, probabilmente l’immagine destinata a rimanere più a lungo nella memoria di questa edizione.
Sono bastati i primi accordi de “La canzone del sole” di Lucio Battisti perché la distanza tra palco e pubblico scomparisse quasi del tutto. Un brano entrato nella memoria collettiva di generazioni diverse, cantato insieme dagli artisti e dalla piazza in un momento spontaneo, quasi inevitabile. Piazza dei Signori si è trasformata per qualche minuto in una sola voce.
Ed è stato forse proprio quello il modo più bello per concludere “Ti dono una canzone”. Senza bisogno di grandi discorsi finali. Artisti diversi, associazioni diverse, persone diverse riunite attorno allo stesso ritornello.
Una canzone regalata alla città e una città che, cantandola insieme, ha restituito quel dono.
Perché il volontariato, in fondo, comincia esattamente da qui: dalla capacità di sentirsi parte di qualcosa e dalla scelta di non rimanere semplicemente spettatori.