Politica

Referendum giustizia: l'Italia dice NO ma Vicenza e il Veneto dicono SI

martedì 24 marzo 2026 Martino Montagna

Il referendum confermativo sulla riforma della giustizia si è chiuso con un esito chiaro su scala nazionale: la maggioranza degli italiani ha bocciato la riforma, con circa il 54 % dei voti contrari (“No”) contro il 46 % di voti favorevoli (“Sì”) e un’affluenza straordinariamente alta per questo tipo di consultazione, che si è attestata intorno al 59 % degli aventi diritto.

La riforma, promossa dal Governo e votata dal Parlamento, puntava principalmente a separare le carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri e a riformare gli organi di autogoverno della magistratura; ma l’esito delle urne ha decretato il rifiuto popolare di questi cambiamenti costituzionali.

Tuttavia, scavando nei dati territoriali emerge uno scenario molto articolato nel nostro paese: nel Nord‑Est e in particolare in Veneto il fronte del “Sì” ha prevalso, in controtendenza rispetto alla media nazionale, indicando una lettura locale e culturale diversa sul tema.

Nel capoluogo e nella provincia di Vicenza, l’analisi dei risultati definitivi conferma questo trend. Secondo i dati aggregati per provincia, Vicenza ha registrato una delle percentuali più alte di “Sì” in Italia, con circa il 59,6 % dei votanti che ha scelto di confermare la riforma della giustizia, mentre circa il 40,4 % ha votato “No”.

L’affluenza nel vicentino è stata robusta, riflettendo un forte coinvolgimento della cittadinanza: oltre il 63 % degli aventi diritto ha espresso la propria scelta, un dato superiore alla media nazionale e indicativo dell’attenzione locale verso il tema della giustizia.

Nei gruppi locali sui social e nei commenti pubblicati subito dopo la chiusura delle urne, diversi utenti hanno evidenziato questa dicotomia. Da un lato, molti vicentini hanno espresso soddisfazione per il risultato nella provincia, ritenendolo un segno di fiducia verso un’idea di riforma e modernizzazione dell’ordinamento giudiziario; dall’altro, non sono mancati commenti di rammarico per l’esito nazionale, percepito come un segno di disconnessione fra sensibilità locale e tendenze del resto d’Italia.

Alcuni messaggi condivisi sui social recitano: “Qui il Sì ha vinto, ma l’Italia ha scelto altro – ora si capisce quanto sia diversa la nostra visione del futuro” o “Alta partecipazione e un voto deciso: Vicenza ha detto Sì con chiarezza”, sottolineando anche il tono civico del dibattito locale.

Questa frattura tra risultati territoriali e nazionali non è solo un dato statistico, ma diventa un simbolo delle differenze culturali e politiche all’interno del Paese: nel Centro‑Sud e nei grandi centri urbani l’onda del “No” si è imposta nettamente, mentre nelle aree produttive e del Nord‑Est — Vicenza inclusa — la proposta di conferma della riforma costituzionale ha trovato una base elettorale più solida.

In definitiva, il referendum del 2026 consegna all’Italia un quadro diviso e complesso, in cui Vicenza emerge come uno dei principali territori favorevoli alla riforma della giustizia, pur in un contesto nazionale che ha deciso diversamente. Resta ora da vedere come questo responso influenzerà il dialogo politico e istituzionale, e quali riflessi avrà nel dibattito in vista delle elezioni politiche del 2027

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