martedì 7 aprile 2026 Martino Montagna
Le piccole imprese agroalimentari del territorio tra Vicenza e Verona si trovano oggi intrappolate tra due grandi pressioni: da un lato la scomparsa dei negozi di vicinato, dall’altro la difficoltà di penetrare nella grande distribuzione. Lo evidenzia un’indagine del Centro Studi CNA sull’accesso al mercato delle imprese alimentari, che mette in luce un sistema distributivo sempre più complesso e poco adatto alle realtà di piccola dimensione.
Verona, polo di eccellenza nella produzione vinicola, ortofrutticola e nell’export, e Vicenza, caratterizzata da una rete di piccole e medie imprese legate alla trasformazione locale, rappresentano territori fortemente vocati all’agroalimentare. Tuttavia, proprio queste realtà rischiano di essere le più penalizzate dai cambiamenti del mercato: oltre il 75% degli operatori segnala la riduzione dei negozi di prossimità come un problema rilevante, il 65% lamenta margini economici troppo bassi e più del 40% denuncia tempi di pagamento eccessivi.
«Le nostre imprese rappresentano un patrimonio economico e culturale fondamentale, ma si trovano schiacciate tra la scomparsa dei canali tradizionali e le difficoltà della grande distribuzione», commenta Giorgio Castellani, presidente agroalimentare di CNA Veneto Ovest. «Il rischio è che produzioni di qualità, legate al territorio, fatichino sempre di più a trovare spazio sul mercato, non per mancanza di domanda, ma per un sistema distributivo non calibrato sulle piccole imprese».
Negli ultimi anni, i negozi di vicinato hanno drasticamente ridotto il loro peso, mentre la grande distribuzione ha superato il 70% delle vendite alimentari, aumentando concentrazione e potere contrattuale dei grandi operatori. Le imprese stanno provando a reagire puntando su export, e-commerce e vendita diretta, ma la transizione è complessa: la qualità e il legame con il territorio difficilmente si conciliano con le logiche dei grandi distributori.
CNA chiede quindi interventi mirati: sostenere il commercio di prossimità, semplificare la burocrazia e favorire strumenti che permettano alle piccole imprese di accedere al mercato in condizioni più eque. In gioco non c’è solo la competitività delle imprese, ma la tenuta economica e sociale dei territori.