martedì 22 settembre 2026 Martino Montagna
Perquisizioni e indagini anche nel Vicentino nell’operazione coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Trento. Al centro dell’inchiesta un vasto traffico internazionale di cocaina e un secondo filone legato al trasporto di migranti lungo la rotta balcanica. Sequestrati complessivamente oltre 82 chili di cocaina e ricostruite più di 1.300 cessioni.
È un’inchiesta che attraversa il Nord Italia e che tocca anche il territorio vicentino quella sfociata questa mattina nell’operazione “Aquila Nera”, condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Trento con il coinvolgimento dei reparti territoriali. Le attività hanno interessato nove province: oltre a Trento e Bolzano, anche Vicenza, Verona, Rovigo, Roma, Frosinone, Varese e Ragusa.
Al centro dell’operazione ci sono 20 persone raggiunte da misure cautelari, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Trento. Le contestazioni, secondo l’ipotesi accusatoria, riguardano associazioni finalizzate al traffico internazionale e allo spaccio di sostanze stupefacenti e, per un altro filone, al traffico internazionale di migranti.
Il coinvolgimento del Vicentino emerge dunque nell’ambito della più ampia attività esecutiva dell’inchiesta. Al momento, tuttavia, non sono stati diffusi pubblicamente ulteriori particolari sul numero delle persone interessate nella provincia berica, né sui singoli comuni nei quali sarebbero state eseguite le perquisizioni. Un elemento che potrebbe essere chiarito con il progressivo sviluppo delle informazioni sull'operazione.
Quattro anni di indagini
L’indagine è partita con l’obiettivo di fare luce sullo spaccio di cocaina in Trentino ed è stata sviluppata dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Trento tra giugno 2021 e novembre 2024, anche attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche.
Gli investigatori avrebbero individuato tre distinti sodalizi criminali, prevalentemente composti da cittadini stranieri, ritenuti coinvolti nell’importazione e nella distribuzione della cocaina.
Secondo la ricostruzione investigativa, la droga veniva fatta arrivare dal Paraguay e dal Perù, passando attraverso la Spagna, per poi essere destinata al mercato del Nord Italia. Un sistema internazionale nel quale i sequestri effettuati nel corso dell’inchiesta hanno raggiunto complessivamente circa 82 chili di cocaina.
Una parte consistente dello stupefacente è stata intercettata direttamente in Sudamerica: 60 chili in Paraguay e 8 chili in Perù, quantitativi che, secondo gli investigatori, erano destinati all’Italia. Nel corso dell'indagine sono state inoltre arrestate in flagranza sette persone, cinque in Italia e due tra Perù e Paraguay.
Il lavoro investigativo ha permesso di ricostruire anche la distribuzione della droga sul territorio: sono infatti oltre 1.300 le cessioni di stupefacente che sarebbero state documentate dagli investigatori.
Un'organizzazione che avrebbe continuato ad agire anche dal carcere
Tra gli elementi più particolari emersi nell’inchiesta c’è il ruolo attribuito a una presunta figura di vertice di uno dei gruppi.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, anche durante un periodo di detenzione in carcere l’uomo sarebbe riuscito a mantenere i contatti con i propri sodali e a impartire disposizioni per la gestione degli affari illeciti. Per farlo avrebbe utilizzato un telefono cellulare introdotto clandestinamente all’interno dell’istituto penitenziario.
Un episodio che, se confermato nel corso dell’iter giudiziario, restituirebbe l’immagine di una struttura capace di mantenere i propri collegamenti anche quando uno dei presunti vertici si trovava già detenuto.
Anche un sequestro di persona per debiti di droga
L’indagine non si sarebbe limitata alla gestione dello stupefacente.
Tra gli episodi contestati compare anche un sequestro di persona a scopo di estorsione, avvenuto nel marzo 2023 tra Verona e Trento. Secondo l’ipotesi accusatoria, due degli indagati avrebbero sequestrato una persona che aveva accumulato debiti legati alla droga.
L’episodio rappresenta uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta e si inserisce nella ricostruzione di un sistema nel quale, secondo gli investigatori, il traffico di stupefacenti avrebbe generato rapporti economici e debiti poi sfociati anche in condotte violente.
Il secondo filone: la rotta balcanica
Parallelamente all’indagine sulla cocaina, i Carabinieri hanno sviluppato un secondo filone relativo al traffico internazionale di migranti.
La rotta individuata dagli investigatori passa attraverso i Balcani e collega la Slovacchia all’Italia attraversando Ungheria e Austria. Secondo la ricostruzione, i componenti dell’organizzazione avrebbero utilizzato autocarri destinati al trasporto merci, noleggiati in provincia di Trento e pagati con modalità non tracciate, per trasferire i migranti verso il territorio italiano.
Un episodio già emerso durante le indagini risale al dicembre 2022, quando in Slovacchia due degli indagati furono arrestati mentre trasportavano 15 cittadini siriani. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, ciascuno avrebbe pagato 700 euro per l’ultimo tratto del viaggio.
La vicenda avrebbe quindi evidenziato l’esistenza di un secondo canale di guadagno parallelo a quello della droga, con il trasferimento clandestino di persone organizzato lungo una rotta internazionale.
Il blitz in nove province
Le operazioni sono scattate alle prime ore di oggi e hanno richiesto l’impiego complessivo di 121 carabinieri, affiancati dai reparti territorialmente competenti. In campo anche il 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano e i cinofili di Laives.
Durante le perquisizioni eseguite nell’ambito dell’operazione sono stati sequestrati ulteriori 700 grammi di cocaina e 70 grammi di hashish.
Il dato che emerge dall’operazione è quello di un'inchiesta sviluppatasi per anni e arrivata a interessare territori molto distanti tra loro. Dal Sudamerica all'Europa, passando per la Spagna e arrivando al Nord Italia, la ricostruzione degli investigatori segue un percorso internazionale della droga che tocca anche il Veneto e, tra le province coinvolte, quella di Vicenza.