martedì 20 ottobre 2026 Martino Montagna
Dopo gli scontri di Milano, messaggi virali su presunti incendi nelle università e violenze sessuali alimentano l'allarme sui social. Anche nel capoluogo berico arrivano segnalazioni al comando di polizia. Ma le voci diffuse online non trovano riscontri.
La paura viaggia sugli smartphone, si moltiplica nelle chat e finisce per superare i confini delle città in cui nascono le notizie. È quanto sta accadendo dopo gli scontri del fine settimana a Milano, dove, accanto alle immagini reali dei disordini, hanno cominciato a circolare messaggi allarmistici su presunti attacchi alle università e violenze sessuali di gruppo. Una scia di voci incontrollate che ha raggiunto anche Vicenza, dove sono arrivate alcune segnalazioni al comando della Polizia Locale.
Il dato che riguarda da vicino il capoluogo berico è proprio questo: anche in città sono arrivate segnalazioni legate ai messaggi circolati sui social, contribuendo ad alimentare preoccupazione e timori. Non significa, tuttavia, che le minacce contenute nelle catene di messaggi corrispondano a pericoli concreti. È una distinzione fondamentale, soprattutto quando si parla di sicurezza pubblica e di notizie capaci di incidere rapidamente sui comportamenti delle persone.
Il punto di partenza è rappresentato dagli effettivi disordini avvenuti a Milano sabato 17 e domenica 18 ottobre. Durante le manifestazioni, gruppi di persone hanno danneggiato negozi e arredi urbani, mentre le forze dell'ordine sono intervenute per disperdere i violenti. Gli episodi hanno prodotto immagini e video che, nelle ore successive, sono diventati terreno fertile per nuove narrazioni.
A quelle immagini si sono sovrapposti racconti di presunti raid, aggressioni e incendi imminenti. Alcuni contenuti ripropongono filmati di episodi precedenti come se documentassero fatti appena accaduti; altri si affidano a testimonianze indirette, prive di riferimenti verificabili. Il risultato è un flusso nel quale eventi reali e ricostruzioni infondate rischiano di confondersi.
È in questo contesto che si inserisce la vicenda vicentina. Le segnalazioni arrivate al comando della Polizia Locale mostrano come il fenomeno della disinformazione non resti confinato alle piattaforme digitali, ma possa arrivare direttamente all'attenzione degli organi che operano sul territorio. Il dato documentato resta quello delle segnalazioni pervenute al comando, nel quadro della preoccupazione alimentata dai messaggi circolati dopo gli scontri milanesi.
La vicenda si inserisce inoltre in una fase in cui le autorità vicentine stanno prestando attenzione al rapporto tra social network, raduni e sicurezza pubblica. In una nota dell'8 ottobre, la Prefettura di Vicenza aveva riferito di una riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica dedicata a un raduno promosso sui social a Campo Marzo. In quell'occasione era stata condivisa l'esigenza di valutare preventivamente iniziative capaci di richiamare grandi numeri di persone attraverso le piattaforme digitali. Si tratta di un tema distinto dalle attuali fake news, ma indicativo delle nuove sfide poste dalla comunicazione online alla gestione della sicurezza sul territorio.
Il meccanismo è semplice, ma le sue conseguenze possono essere significative. Un messaggio allarmistico viene inoltrato da una persona che teme per la propria sicurezza; chi lo riceve, spesso senza conoscere la fonte originaria, può interpretarlo come una segnalazione attendibile e condividerlo a sua volta. Nel giro di poche ore, una voce non verificata può raggiungere centinaia di persone e assumere l'apparenza di un pericolo imminente.
Le piattaforme social e le applicazioni di messaggistica rendono questo processo particolarmente rapido. Audio concitati, schermate di conversazioni e video decontestualizzati trasmettono un senso di urgenza che può ridurre la propensione a controllare la veridicità delle informazioni. E quando il messaggio riguarda bambini, studenti o possibili aggressioni alle donne, la reazione emotiva può essere ancora più intensa.
Per i cittadini, la prudenza passa quindi anche dalla verifica delle fonti. Prima di inoltrare un messaggio che annuncia un'aggressione o un attacco imminente, è opportuno controllare se la notizia sia stata confermata dalle autorità o da fonti giornalistiche affidabili. In presenza di un pericolo concreto e immediato, occorre invece rivolgersi ai servizi di emergenza, senza affidarsi alle sole catene social.
Per Vicenza, la vicenda richiama dunque l'attenzione su un aspetto sempre più rilevante della sicurezza urbana: non soltanto ciò che accade nelle strade, ma anche ciò che viene raccontato e amplificato online. Perché, quando una notizia infondata si diffonde senza controllo, la paura può diventare reale anche se il pericolo annunciato non trova conferma.