martedì 13 ottobre 2026 Martino Montagna
Cinque misure cautelari e beni sequestrati per oltre 877mila euro: è il bilancio di un’articolata indagine su una presunta truffa legata alle criptovalute che ha coinvolto anche le province di Vicenza e Treviso. L’operazione, denominata “Mercurio Mining”, è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Trento e ha interessato diverse province italiane, oltre al Belgio.
Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un sistema di investimenti presentato come un’opportunità per ottenere guadagni elevati attraverso la produzione di Bitcoin. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, venivano proposti falsi macchinari per il cosiddetto mining, ovvero il processo informatico attraverso cui vengono generate nuove unità di alcune criptovalute e validate le transazioni. Le promesse di rendimenti particolarmente allettanti avrebbero convinto gli investitori a versare ingenti somme di denaro.
Il Vicentino figura tra i territori interessati dai provvedimenti cautelari e dalle attività investigative. I controlli hanno riguardato anche Treviso, oltre a diverse province della Lombardia e del Trentino-Alto Adige. L’intervento ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari e al sequestro preventivo, anche per equivalente, di oltre 877mila euro nei confronti di due soggetti, somma ritenuta riconducibile al presunto profitto illecito.
Le indagini, avviate nell’aprile 2024 e condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Trento, hanno richiesto accertamenti finanziari e documentali in più territori. All’attività hanno collaborato anche reparti specializzati delle Fiamme Gialle e organismi di cooperazione giudiziaria internazionale.
La vicenda si inserisce nel più ampio fenomeno delle truffe finanziarie che sfruttano l’interesse per le criptovalute e la prospettiva di guadagni rapidi. Anche la Questura di Vicenza ha più volte richiamato l’attenzione sui rischi degli investimenti online: tra i segnali d’allarme ci sono le promesse di rendimenti sproporzionati, le piattaforme non autorizzate e le richieste di ulteriori versamenti per sbloccare presunti profitti.