Cronaca

Mafia nel Vicentino, allarme infiltrazioni dopo l'arresto del boss Donadio

lunedì 12 ottobre 2026 Martino Montagna

Dal caso del clan dei Casalesi radicato a Eraclea ai rischi per l’economia berica, il problema va oltre la cronaca degli arresti. Edilizia, subappalti, riciclaggio e capitali illeciti sono i fronti sui quali si concentra l’attenzione delle istituzioni. Ma i collegamenti con il territorio vicentino devono essere verificati caso per caso.

La mafia in Veneto non è soltanto una questione che riguarda il litorale veneziano o le organizzazioni criminali provenienti dal Mezzogiorno. È soprattutto un problema di infiltrazione economica, capacità di costruire relazioni e possibilità di inserirsi nei circuiti produttivi di territori caratterizzati da imprese, cantieri e importanti investimenti pubblici. Anche il Vicentino rientra in questo scenario, dove la prevenzione delle infiltrazioni criminali rappresenta una questione centrale per la tutela dell’economia e della concorrenza.

La recente conclusione del processo relativo al gruppo riconducibile al clan dei Casalesi, radicato a Eraclea, ha riportato l’attenzione sulla presenza della criminalità organizzata nel Nordest. La condanna definitiva a trent’anni di Luciano Donadio, considerato il vertice del sodalizio, e le altre sentenze confermate dalla Cassazione hanno consolidato il quadro giudiziario relativo a un’organizzazione capace di condizionare il territorio attraverso intimidazioni, estorsioni e interessi imprenditoriali.

La successiva cattura di Donadio a Vicenza, avvenuta il 10 ottobre, è ormai un fatto acquisito. La questione più importante, però, riguarda ciò che questa vicenda suggerisce sul piano della sicurezza economica: quanto sono esposti i territori veneti ai tentativi delle organizzazioni criminali di investire, riciclare denaro e conquistare spazi nell’economia legale?

La presenza del boss nel capoluogo berico non dimostra, da sola, che il gruppo di Eraclea abbia sviluppato una propria articolazione criminale nel Vicentino. Tuttavia, il contesto regionale e le iniziative di prevenzione adottate dalle istituzioni rendono necessario mantenere alta l’attenzione.

Il precedente di Eraclea: una struttura mafiosa capace di radicarsi nel Nordest

La vicenda di Eraclea rappresenta uno degli esempi più significativi di come un’organizzazione di matrice camorristica possa consolidare la propria presenza lontano dal territorio d'origine.

Le indagini, sviluppate nell'arco di molti anni e sfociate nella grande operazione del febbraio 2019, hanno ricostruito l'attività di un gruppo collegato al clan dei Casalesi. Secondo il quadro giudiziario, la struttura aveva costruito una rete di interessi economici e relazioni locali, con una particolare attenzione ai settori dell'edilizia e della ristorazione.

Le condotte contestate comprendevano associazione mafiosa, estorsione, usura, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, oltre a reati di natura economico-finanziaria. La forza dell'organizzazione non si sarebbe basata soltanto sulla disponibilità di denaro o sulla minaccia della violenza, ma anche sulla capacità di intervenire nelle controversie economiche e di esercitare pressione sugli operatori del territorio.

Il caso dimostra un aspetto fondamentale: le organizzazioni mafiose non hanno necessariamente bisogno di riprodurre in ogni luogo le stesse modalità operative utilizzate nelle aree d'origine. Possono adattarsi al contesto, sfruttare opportunità imprenditoriali e utilizzare relazioni personali per consolidare la propria influenza.

È proprio questa capacità di adattamento a rendere il fenomeno difficile da individuare nelle sue fasi iniziali. Quando i capitali illeciti entrano in attività apparentemente regolari, il confine tra economia legale e interessi criminali può diventare meno evidente.

Il Vicentino e il rischio di infiltrazione nell'economia legale

La provincia di Vicenza dispone di un tessuto produttivo articolato, nel quale manifattura, costruzioni, logistica e servizi svolgono un ruolo importante. Un sistema economico dinamico può offrire opportunità di sviluppo, ma può anche diventare un obiettivo per chi dispone di capitali illeciti da reinvestire.

Il rischio non consiste necessariamente nell'insediamento di gruppi armati o nella comparsa immediata di episodi eclatanti. Una delle modalità più insidiose dell'infiltrazione mafiosa è l'ingresso nell'economia attraverso società, prestanome, acquisizioni di attività e rapporti commerciali apparentemente ordinari.

Un'impresa in difficoltà finanziaria, per esempio, può diventare vulnerabile a capitali di provenienza sospetta. Un concorrente che dispone di risorse ingenti e non deve rispettare le normali regole del mercato può alterare la concorrenza, praticare condizioni insostenibili per gli operatori onesti e conquistare progressivamente nuove quote di mercato.

In altri casi, il problema può riguardare l'utilizzo di società formalmente regolari per movimentare denaro illecito oppure l'impiego di rapporti commerciali fittizi per giustificare trasferimenti di denaro.

Queste dinamiche non devono essere attribuite indistintamente alle imprese vicentine, né possono essere considerate la prova di una presenza mafiosa in uno specifico settore. Rappresentano, piuttosto, alcuni dei meccanismi attraverso i quali la criminalità organizzata può cercare di penetrare nei sistemi economici del Nord Italia.

Per questo motivo, la prevenzione richiede controlli sui soggetti economici coinvolti negli appalti, attenzione alla provenienza dei capitali e verifiche sulle relazioni societarie e finanziarie.

Edilizia e subappalti, uno dei fronti più delicati

Tra gli ambiti che richiedono particolare attenzione c'è quello delle costruzioni. Il settore può coinvolgere numerosi operatori, subappaltatori e fornitori, generando una rete articolata di contratti e pagamenti.

La vulnerabilità può riguardare attività diverse: dal trasporto dei materiali al calcestruzzo, dal noleggio dei macchinari alla guardiania dei cantieri, fino allo smaltimento dei rifiuti. Si tratta di comparti nei quali la verifica dell'affidabilità delle imprese e della regolarità dei rapporti contrattuali assume un ruolo decisivo.

Nel novembre 2024 la Prefettura di Vicenza e ANCE Vicenza hanno sottoscritto un accordo attuativo del Protocollo di legalità per rafforzare la prevenzione delle infiltrazioni criminali nell'edilizia. L'intesa ha previsto strumenti per consentire alle imprese associate di effettuare verifiche antimafia sui soggetti con cui intendono stipulare contratti di subappalto o affidamenti di lavori, servizi e forniture.

L'iniziativa conferma che la tutela del settore non può essere affidata esclusivamente alle indagini successive alla commissione dei reati. È necessario intervenire anche prima della stipula dei contratti, individuando eventuali criticità e riducendo gli spazi nei quali soggetti sospetti possono inserirsi nella filiera.

La questione è particolarmente rilevante in una fase caratterizzata da importanti investimenti infrastrutturali. Nell'aprile 2026, le Prefetture di Vicenza e Padova, Rete Ferroviaria Italiana e il contraente generale IRICAV DUE hanno sottoscritto un Protocollo di legalità per il terzo lotto funzionale della linea ferroviaria ad alta velocità e alta capacità Verona-Padova, nel tratto Vicenza-Padova.

L'obiettivo è prevenire i tentativi di infiltrazione criminale nella realizzazione dell'opera, rafforzando la trasparenza e i controlli lungo la filiera.

Questi strumenti non dimostrano che vi siano infiltrazioni mafiose accertate nei cantieri interessati. Mostrano, però, quanto sia importante proteggere gli investimenti pubblici da possibili tentativi di condizionamento.

Non soltanto i Casalesi: un quadro criminale più ampio in Veneto

Il rischio per il territorio berico non può essere ricondotto esclusivamente al gruppo di Eraclea. Le analisi investigative sulla criminalità organizzata in Veneto hanno descritto un quadro articolato, con presenze e interessi riconducibili a organizzazioni di diversa provenienza.

La 'ndrangheta ha assunto particolare rilievo in alcune inchieste condotte nel Veronese, mentre altre indagini hanno riguardato soggetti legati alla criminalità campana, siciliana e pugliese. Le attività segnalate comprendono, a seconda dei gruppi e dei procedimenti, traffico di stupefacenti, riciclaggio, estorsioni e infiltrazioni nell'economia.

Per quanto riguarda il Vicentino, sono stati richiamati anche episodi investigativi relativi a soggetti ritenuti vicini al clan Parisi di Bari, con contestazioni legate a estorsioni e riciclaggio.

È necessario distinguere attentamente queste vicende: la presenza di persone legate a un'organizzazione, un'indagine per determinati reati e l'accertamento giudiziario di un'associazione mafiosa sono situazioni differenti. Non è corretto considerarle equivalenti o dedurne automaticamente l'esistenza di una struttura criminale stabilmente insediata in tutta la provincia.

Il dato rilevante è che il Veneto è stato interessato da procedimenti riguardanti diverse forme di criminalità organizzata e che il fenomeno richiede un'azione coordinata tra magistratura, forze dell'ordine, amministrazioni pubbliche e mondo imprenditoriale.

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