Politica

Guerra del Golfo, rincari record: imprese vicentine schiacciate dai costi energetici

lunedì 16 marzo 2026 Martino Montagna

A due settimane dall’inizio del conflitto in Iran, l’energia elettrica guida i rincari che stanno colpendo duramente le imprese di Vicenza e Verona. Secondo un monitoraggio di CNA, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è salito del 60%, raggiungendo 143 euro/MWh, mentre gas, rame, ferro, alluminio e carburanti registrano aumenti significativi. Solo le farine restano stabili.

Le province venete, ad alta densità manifatturiera, già pagano un caro energia molto pesante: extra costi stimati per circa 62 milioni di euro a Vicenza e 46 milioni a Verona. L’impatto interessa filiere chiave come meccanica, metalmeccanica, lavorazione dei metalli e distretto del marmo e della pietra, con conseguenze su produzione e margini.

Rincari importanti colpiscono anche il rame (+40%), ferro e alluminio (+20%), plastiche (+30%), conglomerato bituminoso (+18%) e calcestruzzo (+10%), mentre l’acciaio registra aumenti più contenuti (3-4%). Legno, carburanti e semilavorati seguono trend simili, con instabilità dei listini che complica la pianificazione.

I settori ad alta intensità energetica sono i più esposti: nei lapidei il costo dell’elettricità arriva al 30-35% dei costi totali, nelle tintolavanderie fino al 40%. Diego Stimoli, presidente di CNA Veneto Ovest, sottolinea come l’aumento combinato dei prezzi energetici e delle materie prime rischi di comprimere i margini delle PMI vicentine e veronesi, richiedendo interventi urgenti per garantire stabilità alle filiere produttive.

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