Economia e Ambiente

Fotovoltaico sui campi, per Fesica Confsal a rischio terra e lavoro

martedì 13 ottobre 2026 Martino Montagna

Da Sandrigo a Bolzano Vicentino, il sindacato autonomo contesta i maxi-impianti a terra e i sistemi di accumulo. Zordan: «La transizione energetica si faccia sui tetti industriali, non sulla pelle dell’agricoltura»

Il rischio è che, in nome della transizione energetica, le campagne del Vicentino finiscano sommerse da pannelli fotovoltaici e impianti di accumulo, con conseguenze difficilmente reversibili per il paesaggio, l’agricoltura e l’occupazione. È questo l’allarme lanciato dalla Fesica Confsal di Vicenza, che alza la voce contro i maxi-progetti di fotovoltaico a terra ipotizzati tra Sandrigo e Bolzano Vicentino, chiedendo una revisione delle scelte di localizzazione e maggiori garanzie per la tutela del territorio.

Al centro della presa di posizione del sindacato c’è una questione che va oltre il ricorso alle fonti rinnovabili: dove realizzare i nuovi impianti e chi deve sopportarne le conseguenze. La produzione di energia pulita, secondo la Fesica Confsal, non può diventare una giustificazione per sottrarre superfici agricole produttive alle comunità locali, mettendo sotto pressione un comparto che rappresenta una componente importante dell’economia e dell’identità del territorio veneto.

A farsi portavoce delle preoccupazioni dei lavoratori è Doriano Zordan, segretario provinciale della Fesica Confsal di Vicenza, che contesta un modello di sviluppo energetico giudicato troppo concentrato sugli interessi economici e poco attento alle ricadute sociali e ambientali.

«Siamo di fronte a una deriva pericolosa che rischia di desertificare le nostre campagne sotto una distesa indifferenziata di pannelli e batterie», afferma Zordan. «Nessuno metta in discussione il valore delle energie rinnovabili, ma quando si ipotizzano interventi da decine di ettari, come i progetti che interessano l’area IPAB a Bolzano Vicentino o gli impianti di accumulo a Sandrigo, si sta travalicando ogni limite di buonsenso, di pianificazione e di tutela del lavoro».

La contrarietà del sindacato, dunque, non riguarda la transizione energetica in sé, ma le modalità con cui questa viene programmata e realizzata. Il timore è che l’espansione degli impianti a terra finisca per compromettere terreni fertili, ridurre le superfici disponibili per le coltivazioni e incidere sulle attività economiche che dipendono direttamente dall’agricoltura. Un cambiamento che, secondo la Fesica Confsal, rischia di produrre conseguenze non soltanto ambientali, ma anche occupazionali, indebolendo le filiere locali e le prospettive di chi lavora nel settore primario.

Nel mirino del sindacato finiscono anche i criteri utilizzati per individuare le aree destinate ai nuovi impianti. La semplice vicinanza alle infrastrutture autostradali o l’applicazione di parametri cartografici, sostiene Zordan, non possono essere sufficienti a giustificare la trasformazione di terreni agricoli in grandi distese per la produzione energetica. Ogni progetto, secondo questa impostazione, dovrebbe essere valutato considerando la qualità dei suoli, la vocazione produttiva delle aree interessate, l’impatto sul paesaggio e le ricadute sulle comunità.

«Sottrarre la terra a chi la coltiva, arrivando perfino a paventare strumenti di asservimento ed esproprio a vantaggio delle multinazionali dell’energia, significa impoverire il tessuto economico locale e mettere a rischio posti di lavoro reali», ribadisce il segretario provinciale. Parole che riportano al centro del dibattito il rapporto tra investimenti energetici, disponibilità delle superfici agricole e diritti di chi vive e lavora nei territori coinvolti.

La proposta della Fesica Confsal è quella di privilegiare soluzioni alternative, partendo dalle superfici già edificate o compromesse. I tetti dei capannoni industriali, le coperture degli edifici produttivi, le aree dismesse e gli spazi che hanno già perso la loro originaria funzione agricola dovrebbero, secondo il sindacato, rappresentare una priorità nella pianificazione dei nuovi impianti. Un approccio che consentirebbe di aumentare la produzione da fonti rinnovabili limitando, per quanto possibile, il consumo di nuovo suolo.

«La transizione energetica deve fare leva sulle coperture dei capannoni, sui tetti industriali, sulle aree dismesse e sui suoli già compromessi, non sulla pelle della nostra agricoltura e dei nostri paesaggi», sottolinea Zordan, richiamando la necessità di conciliare gli obiettivi energetici con la difesa delle attività produttive tradizionali.

Un altro punto sollevato dalla Fesica Confsal riguarda il ruolo delle amministrazioni comunali e la partecipazione dei cittadini alle decisioni che incidono sul futuro del territorio. Per il sindacato, i Comuni non possono essere relegati a un ruolo marginale quando si tratta di valutare interventi di grandi dimensioni, destinati a modificare in modo significativo l’assetto delle campagne. La pianificazione, sostiene Zordan, deve garantire un confronto effettivo con le comunità interessate, evitando che le scelte vengano percepite come decisioni calate dall’alto.

Da qui l’appello alla Regione Veneto e alle autorità competenti affinché intervengano per definire regole più stringenti, capaci di tutelare il suolo agricolo e di introdurre garanzie precise sul fronte occupazionale. Il sindacato chiede una presa di posizione sui progetti contestati e sollecita una pianificazione che tenga insieme produzione energetica, salvaguardia ambientale e difesa del lavoro.

«I sindaci e le comunità locali non possono trovarsi con le mani legate di fronte a progetti di questa portata, scoprendo che il proprio territorio viene sacrificato per logiche finanziarie di breve termine», afferma il segretario provinciale. «Chiediamo alla Regione Veneto e a tutte le autorità competenti un’immediata presa di posizione: occorre bloccare questo consumo incontrollato di suolo e stabilire vincoli ambientali e occupazionali certi».

La vertenza, nelle intenzioni della Fesica Confsal, non si fermerà alla denuncia pubblica. Zordan annuncia il sostegno del sindacato ai lavoratori, alle amministrazioni locali e ai comitati che si oppongono a interventi ritenuti incompatibili con la tutela delle campagne vicentine.

«Saremo al fianco dei lavoratori, delle amministrazioni locali e dei comitati per dire un no fermo e intransigente a chi vuole speculare sul futuro del Vicentino», conclude.

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