giovedì 7 maggio 2026 Valentina Ruzza
Non accade spesso che il cinema internazionale si fermi, anche solo per pochi secondi, sulle colline di Breganze. Eppure è esattamente ciò che sta succedendo con Cantina Maculan, protagonista silenziosa ma perfettamente riconoscibile all’interno di una delle produzioni più attese dell’anno: The Devil Wears Prada 2.
Nel sequel diretto da David Frankel, già campione d’incassi nelle sale italiane, tra couture, ambientazioni esclusive e dinamiche di potere nel mondo della moda, fanno la loro comparsa anche due bottiglie firmate Maculan. Non un semplice product placement anonimo, ma una presenza precisa, riconoscibile agli occhi degli appassionati di vino e degli osservatori più attenti.
Le bottiglie appaiono nella residenza della temibile Miranda Priestly, interpretata ancora una volta da Meryl Streep. Sul bancone della cucina, tra dettagli studiati e lusso apparentemente spontaneo, spiccano due bottiglie di “Acininobili”, vino dolce simbolo della storica azienda vicentina.
Un dettaglio? Solo in apparenza.
Perché nel linguaggio cinematografico contemporaneo nulla viene lasciato al caso, soprattutto in produzioni di questa portata. Ogni oggetto in scena contribuisce a definire status, gusto, identità e posizionamento culturale dei personaggi. E la scelta di inserire un’etichetta come Acininobili racconta molto più di quanto sembri.
“Acininobili” rappresenta infatti una delle espressioni più identitarie della produzione di Breganze: un vino dolce ottenuto da uve Vespaiola colpite dalla muffa nobile, elegante nella costruzione aromatica, mai eccessivo, capace di unire tensione acida e profondità zuccherina. Un vino che negli anni ha contribuito a portare il nome di Breganze ben oltre i confini del Veneto, diventando riferimento per gli appassionati di vini da meditazione italiani.
La stessa azienda ha scelto di raccontare la comparsa nel film attraverso un post pubblicato sui social, anche in lingua inglese, con un tono ironico perfettamente coerente con lo spirito della pellicola: “Che sia per quello che Miranda si è addolcita un po’?”. Un contenuto che nel giro di poche ore ha attirato l’attenzione di appassionati, stampa e pubblico internazionale.
Ma al di là della curiosità cinematografica, questa presenza assume un significato più ampio. È il segnale di quanto il vino italiano — e soprattutto quello costruito con una forte identità territoriale — stia diventando sempre più elemento culturale riconoscibile anche nell’immaginario globale del lusso e del lifestyle.
In un film dove tutto parla di estetica, autorevolezza e selezione, vedere comparire un’etichetta nata sulle colline vicentine non è soltanto motivo d’orgoglio territoriale. È la conferma che alcune eccellenze italiane hanno ormai superato il concetto stesso di prodotto, entrando nel linguaggio internazionale della contemporaneità.
E forse è proprio questa la parte più interessante della vicenda: non la semplice presenza in scena, ma la naturalezza con cui Maculan riesce a stare dentro quel mondo. Senza forzature. Senza ostentazione. Come accade alle realtà che possiedono già, da tempo, un’identità abbastanza forte da parlare da sola.