Spettacoli e Cultura

Arriva al cinema Renzo Rosso, il coraggio di essere diversi

venerdì 4 settembre 2026 Valentina Ruzza

Renzo Rosso, il coraggio di essere diversi arriva al cinema

documentario di Francesco Carrozzini, presentato alla Mostra del Cinema, attraversa la vita e la visione del fondatore di Diesel. Dalla provincia veneta alla moda globale, fino all’intelligenza artificiale: il ritratto di un imprenditore che ha costruito il proprio successo sull’idea di non assomigliare a nessuno

Prima ancora di diventare un marchio, Diesel è stata un’idea di insubordinazione. La convinzione, coltivata da Renzo Rosso molto prima che la moda imparasse a chiamarla “visione”, che il successo potesse nascere precisamente dal rifiuto dell’omologazione.

È da qui che parte Be Brave, il documentario dedicato al fondatore di Diesel e diretto da Francesco Carrozzini, atteso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Non una biografia celebrativa, almeno nelle intenzioni. Piuttosto il tentativo di raccontare l’uomo attraverso la stessa grammatica che ne ha segnato la carriera: rischio, provocazione, tecnologia, immaginazione.

Il film sarà presentato fuori concorso, nella sezione Open, con anteprima mondiale al Lido il 10 settembre. E già il titolo contiene quasi tutto. Be Brave. Sii coraggioso. Non una frase motivazionale, ma una sorta di manifesto personale che accompagna da decenni l’universo di Rosso e che oggi dà anche il nome a una delle sue operazioni narrative più ambiziose.

Perché il documentario sceglie di spingersi oltre il linguaggio tradizionale della biografia. L’intero progetto è stato infatti sviluppato facendo ampio ricorso all’intelligenza artificiale, utilizzata per rielaborare immagini, costruire passaggi visivi, sovrapporre memoria e immaginazione. Non l’AI come espediente spettacolare, ma come componente creativa.

Una scelta che, nel caso di Rosso, ha quasi il valore di una conseguenza naturale.

Da sempre l’imprenditore veneto guarda alla tecnologia come a un territorio da attraversare, non da temere. La sua idea è che l’innovazione non debba sostituire l’intuizione umana, ma moltiplicarne le possibilità. Un pensiero che negli ultimi anni ha trovato applicazione anche all’interno di OTB Group, la holding che controlla marchi come Diesel, Maison Margiela, Marni, Viktor&Rolf e Jil Sander.

In Be Brave questa visione diventa racconto cinematografico. Carrozzini lavora sull’identità di Rosso partendo da un materiale biografico che, per certi aspetti, sembra già costruito per il cinema.

C’è la provincia veneta. C’è una famiglia di contadini. C’è un ragazzo che si appassiona al denim quando ancora il jeans, in Italia, non ha acquisito il valore simbolico che avrà negli anni successivi. A quindici anni Rosso cuce il suo primo paio di pantaloni con la macchina da cucire della madre. Li modifica, li consuma, li personalizza. Un gesto domestico, quasi minimo, che contiene però già l’intuizione fondamentale della sua carriera: trasformare un prodotto comune in un segno identitario.

Nel 1978, a 23 anni, arriva Diesel.

Anche il nome è un programma. In piena crisi petrolifera, il diesel rappresentava un’alternativa alla benzina. Rosso sceglie una parola comprensibile e pronunciabile quasi ovunque, ma soprattutto costruisce attorno a quella parola un concetto: essere alternativi, riconoscibili, internazionali.

Il denim diventa così il terreno di una rivoluzione industriale ma anche culturale. Lavaggi, abrasioni, strappi, effetti vissuti: tutto ciò che la moda tradizionale avrebbe potuto considerare imperfezione viene trasformato in valore.

Rosso non vende più semplicemente jeans.

Vende il diritto di non sembrare uguali agli altri.

È qui che il suo percorso smette di essere soltanto imprenditoriale e diventa linguaggio. Diesel costruisce negli anni campagne pubblicitarie provocatorie, spesso irriverenti, talvolta spiazzanti. Non cerca di rassicurare. Cerca di essere riconosciuta.

Ed è probabilmente questa la chiave attraverso cui Carrozzini sceglie di leggere il personaggio: un uomo capace di trasformare la provocazione in metodo e il rischio in una forma di disciplina.

Il regista conosce bene il territorio sul quale si muove. Figlio di Franca Sozzani, storica direttrice di Vogue Italia, Carrozzini ha già affrontato il rapporto tra moda, identità e memoria nel documentario Franca: Chaos and Creation. Con Rosso torna a osservare una figura che non ha semplicemente partecipato a un settore, ma ha contribuito a cambiarne l’immaginario.

Per la realizzazione di Be Brave la produzione avrebbe lavorato per circa un anno e mezzo, costruendo un flusso narrativo in cui archivio, riprese e immagini elaborate artificialmente convivono fino quasi a confondersi.

Il punto, però, non è capire dove finisca il reale e dove inizi l’artificio.

Il punto è comprendere perché, per raccontare Rosso, sia stato scelto proprio questo linguaggio.

Perché la sua storia è da sempre una storia di trasformazione. Del jeans, prima di tutto. Poi del marketing. Poi della moda. Oggi, inevitabilmente, anche della tecnologia.

L’intelligenza artificiale entra allora nel film non come protagonista, ma come specchio di una filosofia: prendere uno strumento nuovo, spingerlo oltre il suo utilizzo più ovvio e provare a vedere cosa può diventare.

Una filosofia che Rosso continua a rivendicare anche nel modo in cui interpreta l’eleganza. Nessuna uniforme, nessuna liturgia. Jeans vissuti, giacca, libertà. Una distanza programmatica dall’immagine dei “pinguini tutti uguali”, come lui stesso li ha definiti.

È facile allora immaginarlo sul red carpet veneziano.

Non soltanto come imprenditore, né soltanto come protagonista di un documentario. Ma come incarnazione di una certa idea italiana di successo: provinciale nelle origini, internazionale nell’ambizione, insofferente alle etichette.

Be Brave racconta in fondo proprio questo.

Non l’ascesa lineare di un uomo che ha costruito un impero, ma il percorso di chi ha continuato a trattare il successo come qualcosa da mettere costantemente in discussione.

Per Renzo Rosso, il coraggio non è mai stato soltanto un valore.

È stato, e continua a essere, un metodo di lavoro.

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